Vedo beat

by francobeat

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about

Il progetto Francobeat e gli Automobilisti nasce nel 2004. Dopo l’esperienza con “Autobeat”, Francobeat diventa un cantautore. A volte è un cantastorie, a volte è un vincente, a volte un battuto, un beat. L’idea è quella di “guardare” all’Italia del Boom Economico, nei suoi aspetti più intimamente ribelli. Fra il ’64 e il ’67 è esistita una beat generation italiana, quella condotta dai capelloni e dai provos, gente che con poche cose in mano correva nel mondo, a portare una idea di libertà, di cambiamento. Un patrimonio di istintività creativa al tempo stigmatizzato molto in fretta, ma sintomo di una “altra” cultura viva ancor oggi.
Francobeat raccoglie questo mondo, e lo ripropone non tanto nelle linee musicali anni ’60, peraltro neanche pienamente condivise, ma nella voglia di raccontare un mondobeat, che vive di apici di spensieratezza infantile e di dolenti sorrisi a denti stretti. E per farlo i discorsi musicali sono molteplici. Dalla solitudine urbana da Laptop -music, fino all’esigenza del nitido ricordo di quei suoni da band da cantina, stavolta costretti non allo yè-yè o al Twist, ma allo schierarsi al servizio di forvianti brani beat-pop, dove la storia è un beat magari adatto ad MTV, il “Per voi giovani” (famoso programma televisivo anni ’60 che ammiccava ai capelloni) di oggi.



Recensioni Vedo Beat

Franco Naddei, ovvero FrancoBeat, è al suo primo vero album, “Vedo Beat”. L'esordio discografico arriva dopo una grande, entusiasmante, carriera da fonico, una carriera che permette al Nostro artista di conoscere le mille sfaccettature di quell'ampia scena musicale italiana. Dapprima l'incontro con Renato Lombardi, poi i Quintorigo, poi l'incontro con “Mondo Beat” (Stampa Alternativa), infine Snowdonia Records. FrancoBeat nasce così, nasce con l'intento di rielaborare, almeno concettualmente, l'emblema degli anni '60, l'emblema di un mondo ideologicamente morto. Il beat come ossessione logica e immorale, persuasiva ossessione che riavvolge quelle idee così dirette, troppo schiette, troppo crude. Il messaggio di Franco Naddei è nitido, eloquente: rimodellare quella enciclopedica libertà espressiva di una generazione di capelloni intellettuali “… che stanno lì sulla gradinata di Piazza di Spagna…”, di una generazione che divulgava le proprie passioni, le proprie emozioni. FrancoBeat pesca le migliori poesie, slogan e racconti dagli autori di quel periodo, autori di notevole prestigio (Marcello Marchesi, Ennio Flaiano, Silla Ferradini), autori che dipanavano, liberamente, le divaricazioni sociali del '60, del beat italiano. FrancoBeat celebra ed interpreta quegli scritti, li (ri)interpreta con una straordinaria eleganza teatrale, ironica, quasi commovente. Ventitré chicche pop (free-pop?) intervallate da brevi, seppure intensi, spunti “parlati” che smorzano e rallentano l'andatura dell'intero album che, ad ogni modo, non ripropone affatto le musicalità di quegli anni, piuttosto ripropone le filosofie morali e non di un epoca eccessivamente lontana. Tutto, inoltre, è saggiamente “illustrato” da Nicola Pizzinelli alla batteria in quasi tutti i brani, Dario Sapignoli (Aidoru) alla batteria e percussioni in “Imprecazione N°14”, Michele Barbagli alla chitarra in “Ricami Di Bile” e in “4 Omini”, Marco Battistini al basso in “Ricami Di Bile” e Guido Facchini al rhodes in “Tempi Acidi”. “Vedo Beat” è il perfezionismo malato di FrancoBeat che cura, nei minimi dettagli, l'utopica, corposa, rielaborazione di un passato che non vorremo mollare. E un domani avremo “ …uomini agili, sicuri, di buon affidamento e di basso consumo; donne di media statura di facile manutenzione e dalle prestazioni standard… ” (Ennio Flaiano)

Francesco Diodati – Rockon


Assai divertente è anche Vedo Beat , in cui Franco Beat assembla una serie di canzone tra lo stralunato e il psichedelico, frammezzate dalla lettura di alcuni testi d'epoca tratti dal libro Mondo Beat edito da Stampa Alternativa.

Si sorride delle testimonianze e ai giudizi d'epoca sul beat , si ride e ci si muove con le canzoni (una su tutte la favolosa “4 Omini e 4 Gatti” di cui non dimenticherete il ritornello, ma date un ascolto anche a “Ciao Caro”), non tutte memorabili ma sicuramente pungenti. Tra le liriche spunta la firma del grandissimo, ahimè dimenticato, Marcello Marchesi, le parole di Flaiano si ritagliano uno spazio denso e amaro. Un inno alla libertà e al pensiero in grado di cambiare la quotidianità.

Enrico Bettinello - Allaboutjazz


“Vedo Beat” metabolizza e unisce diverse esperienze culturali: frammenti documentari tratti da “Mondo Beat”, edito da Stampa Alternativa a cura di Matteo Guarnaccia; idee di Marcello Marchesi ed Ennio Flaiano, estrapolate rispettivamente da “Il meglio del peggio, dal boom allo sboom” e “La solitudine del satiro”; intuizioni letterarie e musicali di Franco Beat . Queste ultime, diciamolo subito, sono consistenti e complesse: foriere di un “concept album” che unisce - per restare alle esperienze di casa Snowdonia - la coesistenza di pezzi cantati e parlati stile “Gli anni di Globiana” dei Le Masque e la fascinazione post-progressiva dei “Tredici piccoli singoli radiofonici” degli Aidoru (il loro batterista Diego Sapignoli suona, e come!, le percussioni e la batteria in Imprecazione N°14 ), il gruppo a cui Franco pare più vicino per ragioni geografiche e musicali.
Nella sua auto-presentazione, Franco Beat parla di “un disco quasi parlato, dove la parola fa la parte del leone”: e i brani detti sono importanti nell'economia del progetto, soprattutto quando ad esprimersi sono gli umori irregolari di Marchesi e Flaiano. Ma a parere di chi scrive è la musica a fare la differenza: e di buone sonorità il CD è pieno. L'eclettismo furibondo dei brani, il passare da accenni di tastiere “retrò” ( Ricami di bile ) a percussioni “avanguardiste” (Imprecazione N°14 ): sono queste le caratteristiche precipue di “Vedo Beat”, che sfociano in un “multistrato” pop-rock di grande acribia nell'arrangiamento (che nei risultati ricorda un poco, non se abbia a male Franco Beat, le produzioni più riuscite dei Bluvertigo: sentire Ciao caro ), come un Todd Rundgren - come lui, suona quasi tutti gli strumenti (tranne la batteria, appannaggio precipuo di Nicola Pizzinelli e sparsi interventi del chitarrista Michele Barbagli, che arricchisce Ricami di bile e 4 omini e 4 gatti , del bassista Marco Battistini in Ricami di bile e del Fender Rhodes di Guido Facchini in Tempi acidi ) - o un Ron Mael romagnolo.
Passando ad una analisi maggiormente particolareggiata di alcune delle 98 tracce del CD (non tutte “piene”, tranquilli!!), possiamo iniziare con “l'anthem” di Franco Beat, ovvero Amore utilitario , due minuti e ventuno secondi di “indie-pop” assassino ad accompagnare un testo di lucida follia: eccezionale la voce sempre più “paperinesca” nel finale. Tracce di “glam-rock” alla sopraccennati Sparks si riscontrano in Sfasciare delle macchine in giugno (il coro filtrato); invece Il paradiso degli uomini fottuti - sonorizzazione di una poesia beat di Silla Ferradini - esce dritta dritta dagli anni Novanta belgi (ovvero Deus ). Bisogna riconoscere che al musicista in questione piace il rock, come dimostra Un libro (mi scuso ancora, mi ricorda gli Afterhours di “Hai paura del buio?”).
In conclusione, un altro centro della Snowdonia: per comunicare con loro, contattate l'etichetta presso snowdonia@snowdonia.it (3,5/5)

Marco Fiori - Kathodik


C'era una volta “Vedo Nudo”, di Dino Risi.
Un film a episodi con Nino Manfredi e Sylva Koscina ma anche uno dei tanti tentativi di affrontare con leggerezza l'argomento “sesso” in un momento storico in cui parlare di certi temi era ancora tabù. A quei tempi, in questo genere di pellicole, ci si doveva accontentare di un voyeurismo dilettante, forse un po' sgangherato, che alludeva invece di dire, che scopriva ma non mostrava, ma quale fascino l'ingenuità racchiusa nella voglia di liberarsi dai vincoli conservatori del passato grazie a uno slip a vita bassa, quale meravigliosa innocenza i tagli a caschetto e le stoffe variopinte indossate dalle ammiccanti protagoniste.
Cosa centra “Vedo Beat” con questi film? Nulla o quasi, anche se il disco di Franco Naddei oltre a richiamare apertamente gli anni sessanta, riassume un po' la logica alla base degli stessi, in un collage di manufatti imperfetti ma affascinanti, fuori dal tempo e lontani dalle estetiche attuali, dove l'ironia e il ricordo affezionato diventano un'arma contro l'appiattimento culturale contemporaneo. Un progetto che prende il via dal libro “Mondo Beat” edito da Stampa Alternativa, per poi trasformarsi in una riflessione a tutto tondo sulla società moderna in forma di poesia - grazie alle rime di Ennio Flaiano, Marcello Marchesi, Silla Ferradini -, frammenti letterari e brani musicali.
Dal punto di vista del suono si parla spesso di beat, sia esso il nonsense in allitterazione di 4 omini e 4 gatti, il sound alla Montefiori Cocktail di Ricami di Bile o il pianoforte–fuzz di Ciao Caro, anche se i confini di genere risultano, alla fine, soltanto fittizi: Un libro è punk involontario e scoordinato, Sfasciare delle macchine in giugno è un rock-funk robusto, Amore utilitario è la parentesi elettronica del disco, Una volta ancora quella leggermente psichedelica. Il resto è una centrifuga di idee brillanti, intuizioni narrative efficaci, rime calibrate che oltre a divertire e far riflettere consegnano ai posteri un autore di musica in agrodolce dal peregrinare leggero, incontrollato ma inspiegabilmente lucido.

Fabrizio Zampighi - Lift


"Il beat non è un fenomeno musicale ma prettamente psicologico, anzi vorrei dire esistenziale... è stato definito come un ritorno all'infanzia; in realtà non è che si voglia tornare bambini, bensì restare tali". La prima traccia del cd di FrancoBeat, alias Franco Naddei, “Vedo beat” è la lettura di un testo-manifesto che spiega il terreno su cui ci vuole muovere. Disco Beat? Probabilmente potremmo definirlo cd post-beat. E nel disco si alternano tracce testuali sul beat ed un'epoca (estrapolazioni di brani di libri di Ennio Flaiano, Marcello Marchesi, Silla Ferradini) che in un certo qualmodo influenzano i testi delle composizioni. Brani cantati, recitati, imprecati; sono canzoni, monologhi, film.
"È un disco quasi parlato - dice l'artista - dove la parola fa la parte del leone e la musica è un accessorio di lusso. Non ci sono i suoni del beat e degli anni Sessanta ma il suo pensiero e la sua moderna attualità". Per inciso segnaliamo che dal sito dell'etichetta è possibile scaricare il video di uno dei brani del cd.
Cos'è stato il beat? - viene da riflettere - Una contrapposizione, un uscire dagli schemi, dalle convenzioni borghesi. E' un'orda di Capelloni - “…che stanno lì sulla gradinata di Piazza di Spagna…” - divaricatori, prevaricatori o semplicemente fuori.
L'atteggiamento mentale, il rifiuto di chi non comprende o non accetta. O forse, come diceva in apertura l'autore, il beat è solo un gioco, un essere bambini che non hanno voglia di crescere...
Pensare beat è (im)possibile? È attuale? È out? Qualche risposta ascoltando questo disco - saggistico - l'ascoltatore se la potrà dare.
Musicalmente piacevole, a tratti la voce di FrancoBeat ci ricorda Neffa (il ché non vuole essere un insulto). A corredo un booklet corposo, con grafica di classico stampo snowdoniano (della creativa Cinzia La Fauci).

Gaetano Menna - Agrituristi


Continua imperterrita la ricerca di nuovi talenti da parte di Snowdonia. Dopo il popnervouswave dei Masoko, l'attenzione si catalizza ora sull'esordiente Franco Naddei, in arte Franco Beat. Il suo "Vedo Beat", ancor prima che un disco, è un viaggio nell'intera cultura beat: poesie, pensieri e articoli dell'epoca (faranno la loro comparsa testi di Marcello Marchesi, Ennio Flaiano, Silla Ferradini, ma anche brani senza autore: il grosso di tutto ciò è preso da "Mondo Beat", Ed. Stampa Alternativa) si alternano infatti ai brani, ispirati proprio ai passi che li hanno preceduti.

Il racconto di Naddei è mosso da un afflato sincero, che non si pone come obiettivo un'analisi profonda, ma vuol semplicemente far chiudere gli occhi e tornare (o andare per la prima volta) in un passato, che, pur vicino, appare lontanissimo. In più viene trasmesso con passione "misurata", omaggiante più che celebrativa, animata da un senso di sconfitta che pure non è mero vittimismo: l'operazione intellettuale, in pratica, si toglie la patina d'intellettualismo e risulta così vincente. Questa la doverosa premessa e prima analisi. Fatto sta che, comunque, qui si parla di un disco, di musica, ed è su di essa che bisogna soffermarsi con maggiore considerazione.

La formula musicale scelta è quella di un rock basilare, parecchio influenzato dalla sua nazionalità (e quindi dalla melodia italica), tecnicamente povero ma che fa di difetto virtù, andando a cesellare canzoni gustose proprio grazie alla loro semplicità. Per evitare l'effetto-confusione, poi, i brani variano un pizzico la loro cifra, flirtando a volte con la wave , a volte col jazz, a volte, soprattutto, con il punk-rock (che forse, assieme al pop, è l'attitudine maggiore dell'autore). Il parallelo che più va ad adattarsi è forse quello con gli Afterhours, pur tenendo presente le debite differenze (il target e gli obiettivi sono diversi; Franco Beat cerca di suonare come una band ma non è una band e quindi gli strumenti singoli suonano più primitivi).

Il biglietto da visita è la filastrocca "4 omini e 4 gatti", svelto rock vagamente wave, melodica il giusto, la chitarra che dona un suono spasmodico, le cesellature di elettronica a donar colore sullo sfondo senza essere invasive. Una presentazione intrigante, ma non eccelsa: andrà meglio più avanti. Più avanti significa l'amara e rilassata "Ricami di bile" ("vedo nel volto degli altri passare i miei anni, vedo passare i più scaltri soltanto ai miei danni. A che i rimbrotti? A che le grida? Datemi una buona dose di polvere insetticida…" recita il bel testo), che rapisce con le sue venature jazzy ; significa il piglio punk del giocattolo "Sfasciare delle macchine in giugno", animata da un filo di synth e un piano rock'n'roll (che, invero, poteva avere più spazio); ma soprattutto significa il vivido e pulsante numero ultra-pop di "Amore utilitario", rubato dagli archivi dei Maisie , recitato alla perfezione con azzeccatissimo uso della doppia voce (modificata) in controcoro. Un vero e proprio piccolo gioiello.

Nel frattempo vengono presentati i frammenti letterari: dalle "lamentele dei capelloni" (Paolo Bugialli ne "I capelloni si lamentano"), ai "vecchi poeti che han consumato le belle parole" (Carlo Silvestro in "Imprecazione N°14"), attraverso i "burloni che provocano incidenti stradali" (Marcello Marchesi in "L'inizio di un film"), sino a i grandissimi "quattro giovanotti disertori della vanga che con il loro jazz fanno impazzire mezza Europa" (i Beatles, secondo una esilarante lettera al direttore). Naddei recita i passi in modo impeccabile, e forse la sua recitazione è superiore al suo canto: la sua bella voce infatti non sempre trova un'interpretazione adatta "da cantante".

Se sono comunque le scosse punk che animano i pop-rock del disco a far da collante del lavoro in modo oscuro ed egregio ("Un libro"; "Una volta ancora"), i pezzi "diversi" servono a elevarne la statura: così avviene anche nel caso del brano di chiusura, l'accorato, toccante (e spietato: "credevo che il furore del tuo sangue non cessasse mai"; "credevo che il furore delle idee non ti lasciasse mai") omaggio alla adolsecenza della giostra pop "Cresci?".
Infine, come bonus-track , vengono aggiunti altri tre pezzi un po' alieni alle tematiche sonore e testuali del disco: l'estrosa sarabanda elettronica di "Sistemo tutto", il divertissement (in zona Elio) di "In un'orgia", con organo e chitarra scandita e, il migliore di questi, la psichedelia malata di "Tempi acidi".

Degnissima chiusura dunque per un disco che, discorso storico-letterario a parte, mostra una qualità media abbastanza buona (i pochi picchi sono equilibrati da qualche brano sottotono o fuori fuoco: "Ciao caro"; "L'elastico"), con evidente presenza di un certo talento musicale (magari elementare, dato che parliamo solo di senso melodico e senso rock ) seppure ancora un po' acerbo e da affinare.
Un progetto riuscito, che merita curiosità. Lo sguardo ora va al futuro: archiviata la tematica del disco cosa farà Naddei? La carineria dei suoi brani riuscirà a toccare vette più alte? (6,5/10)

Ciro Frattini - Ondarock


Vale la pena rievocare gli anni '60 in un periodo in cui non se ne può più della retorica di quella generazione? Mah! Perlomeno in questo disco non si parla di '68 in senso stretto, ma del periodo immediatamente precedente. Se si aggiunge che il tono è molto spesso ironico, quando non addirittura sarcastico, ci si presta volentieri al gioco imbastito da Franco Beat (all'anagrafe Franco Naddei). Il punto di partenza è il libro Mondo Beat, edito da Stampa Alternativa e curato da Matteo Guarnaccia. Il punto d'arrivo è un concept album di canzoni quasi retrò nelle sonorità che fungono da parentesi alle lunghe divagazioni sull'epoca.
L'autore di questo progetto sulla beat generation italiana proviene da una lunga carriera di tecnico del suono (anche per gente come Quintorigo), nonché da una lunga serie di progetti musicali e teatrali che si sono susseguiti negli anni. Questa formazione è evidente nell'abbondanza di testi recitati (tra gli autori anche Ennio Flaiano e Marcello Marchesi) e nella qualità di produzione musicale molto alta in rapporto al suo carattere sotterraneo. L'intreccio stralunato di frammenti letterari e brani musicali in uno stile in bilico tra bizzarria e melodia, s'inserisce alla perfezione nella consuetudine di Snowdonia, che produce il disco, anche se l'estrema orecchiabilità delle canzoni suona in un certo senso fuorviante.
In generale il timbro vocale di Franco Beat ricorda spesso quello di Samuele Bersani (soprattutto in “4 Omini e 4 Gatti”) e ammetto che non sia un gran complimento. Per fortuna la qualità dei brani parla da sola in favore del proprio autore. “Sfasciare delle macchine in giugno” si districa con disinvoltura tra effetti elettronici, ritmi cadenzati e inflessioni decadenti. “Amore utilitario” fa anche meglio mettendo in evidenza le sonorità sintetiche e una linea melodica sbarazzina. A quanto detto va aggiunto che spesso i musicisti all'opera su questo disco si lasciano andare in veri e propri virtuosismi, ad esempio le tastiere lounge di “Ricami di bile” e la batteria d'accompagnamento di “Imprecazione n. 14”. La confraternita dell'indie pop italiano ha trovato un nuovo adepto.

Massimiliano Osini - Rockit


"Vedobeat" è un affascinante concept sulla beat generation italiana quella esistita tra il '64 e il '67, condotta dai capelloni e dai provos, gente che con poche cose in mano correva nel mondo, a portare una idea di libertà, di cambiamento.
E le ventuno tracce del CD ci portano concettualmente a quelle atmsofere culturali (attraverso numerosi parlati), ma dove la musica al contrario viaggia in un ambito di cantautorato bizzarro tra un Samuele Bersani impazzito, un Faust`O ironico e un Bugo veramente freak out.
Interessante, originale, atipico come tutte le produzioni targate Snowdonia.

Radiocoop


Super-concept album intorno alle idee del/sul/nel "beat" come fenomeno "esistenziale", questo "Vedo Beat" è oggetto non identificato, anche se relativamente alieno in quanto proveniente dal pianeta weirdo Snowdonia. Franco Beat incappa in un libretto di Stampa Alternativa dal promettente titolo "Mondo Beat" e, squadernandolo, scopre un ulteriore sostegno per ciò che la sua anima musicale… no, psicologica… no appunto, esistenziale, desidera comunicare: il modo giocoso in cui mondi fantastici possono rendere creativa la vita di tutti i giorni, lo scontro fra libertà e reazione nell'Italia di oggi, che rimbalza, riverbera, è riflesso dall'atmosfera culturale dell'Italia nell'era beat. Ne nasce un patchwork in cui le canzoni sono un semplice pretesto-soundtrack per un diluvio di liriche, poesie, ironiche invettive beat, mescolandosi quasi senza soluzione di continuità a citazioni da Ennio Flaiano, Marcello Marchesi, e direttamente dai capelloni o dai loro oppositori/inquisitori sulle testate italiane di quegli anni "favolosi". Si potrebbe parlare di mero divertissement intellettuale, non fosse che in diversi casi le canzoni vanno in orbita con ritornelli o versi che sembrano, ehm… un Samuele Bersani andato a lezione d'obliquità e "wit" da Momus: e ciò è promettente e buono.
Il jazz beat alla Tenco della rilettura di "Ricami di Bile" (Marcello Marchesi), col suono del theremin posticcio, è un gran bel numero, così come le variazioni pop psichedeliche vagamente Of Montreal di "Il Paradiso degli Uomini Fottuti" (poesia beat di Silla Ferradini), e ancora il ritornello di "4 omini e 4 gatti" o il power-Blur di "Un Libro". Franco Beat snocciola le parole del suo libro sonoro come fosse un reading o un lungo monologo teatrale e, specialmente quando canta le sue canzoni, la registrazione della voce sorniona, volutamente in primo piano/distaccata rispetto allo sfondo musicale, penalizza un po' il godimento di pezzi dal potenziale pop notevole. È chiaro, però, che si tratta di un'esplicita scelta di "spaesamento" rispetto alle "buone regole della canzone". "Canzone all'italiana" che in qualche modo misterioso viene vivificata, forse perché la sintassi è adagiata, o meglio, "spremuta" su ritmi pop d'importazione con una strategia che rimanda all'ingenuità lirica dei sixties, capovolgendola: Franco Beat pare sottilmente e perfidamente fregarsene.
L'invettiva politica dell'hip hop italiano anni '90 si fa avanguardia indie negli anni 2000, quando scopre il cordone ombelicale della filosofia beat dei sixties, e toccandone la mandragola surreal-psichedelica diventa forse il primo esempio di…Italian 'spoken word' lounge pop.

Davide Ariasso - Indiepop


Come si deduce facilmente dal titolo, questo è un concept album dedicato al fenomeno italiano del Beat. Tutto ha inizio quando Franco Beat (Franco Naddei) rimane folgorato da una fotografia degli anni '60 che ritrae suo padre in un impeccabile stile Beat, poi a rafforzare la sua fissa per quel movimento arriva l'incontro con "Mondo Beat" un volumetto curato da Matteo Guarnaccia edito da Stampa Alternativa; dentro cui Franco trova un inesauribile contenitore di poesie e storie che ci restituiscono il pensiero Beat, l'idea di un mondo stretto tra il nascente consumismo e il lassismo mentale, gli intellettuali da una parte e i capelloni dall'altra.
Il progetto è quanto mai interessante e trova nella messinese Snowdonia oltre che un valido supporto discografico un'ottima cura grafica del libretto, una decina di pagine molto colorate con tutti i testi e qualche disegnino che impreziosiscono il CD. Ne scaturisce un disco dove la parola è elemento centrale e fondamentale con testi recuperati anche da "il meglio del peggio, dal boom allo sboom" di M. Marchesi e da "La Solitudine Del Satiro" di E. Flaiano, liriche 'impegnate' che allo stesso tempo fanno pensare e ridere da morire. La musica seppur non originalissima si distacca dal classico(e stantio) suono beat anni '60 e trova in un più contemporaneo Elettropop e nel semplice e (indie) Rock italiano una valida e ascoltabile collacazzione per fare da sfondo allo strapotere della forza testuale.

Marcello Consonni - Movimenta

Il “beat” non è un fenomeno musicale, ma prettamente psicologico, anzi, vorrei dire esistenziale. Esso è una delle tante possibili “forme”, attraverso cui la vita rivendica i propri diritti naturali. E' stato definito da qualche parte come un ritorno all'infanzia: l'affermazione contiene delle verità, ma si presta ad interpretazioni equivoche e denigratorie. In realtà, non é che si voglia tornare bambini, bensì, “restare” tali. E se v'è una degenerazione è esattamente quella di non sapere essere più bambini. L'attività più naturale è quella spontanea e quella spontanea si configura nel gioco. Niente è più serio di un gioco (di C.R.Viola, tratto da "Mondo Beat" a cura di Matteo Guarnaccia, Ediz. Stampa Alternativa).
Parlare di un progetto come “Vedobeat”, condensandolo in una breve recensione, non renderebbe forse giustizia a questo disco e a colui che l' ha pensato e realizzato. Comunque ci proviamo: prendete un libro, per la precisione “Mondo beat”, nel quale un guru della controcultura nostrana come Matteo Guarnaccia raccoglie testi di varia natura legati al boom economico, fatene un reading, e intramezzatelo con canzoni eleganti, in cui la parola è una regina accompagnata da una damigella giovane e fresca come la musica di Francobeat.
Un disco intelligente, ironico, sorprendentemente attuale, in cui sfilano personaggi a volte surreali, più spesso realistici. Un attacco alla società occidentalizzata e ai suoi meccanismi perversi, un' esaltazione della cultura beat che non disdegna la critica feroce e parodistica al giovane di buona famiglia che vuole fare l' artista freackettone, come ne Il paradiso degli uomini fottuti.
Chiariamo subito una cosa: pur essendo musicalmente gradevole e tecnicamente ineccepibile, “Vedobeat” non è un disco che potete mettere su mentre lavorate al computer o fate una qualsiasi altra attività contemporaneamente. Come tutti gli album che si rispettino, questo ha bisogno di un religioso e attento ascolto, magari in cuffia, nel buio della stanza, con i led dello stereo (Stereo? C' è qualcuno di voi che ce l'ha ancora?) ad illuminare con il loro colore il sorriso beffardo che vi si stamperà sulla faccia dopo che avrete ascoltato le prime quattro tracce del cd.
Se quando ascoltate musica volete non pensare, allora non è il disco che fa per voi.

Kabizarro - Lascena

Che cos'è il beat? Su questo interrogativo si apre “Vedo Beat” di Franco Beat, sorta di trattato sul beat e dintorni. Un lavoro complesso arricchito di stralci ‘critichi' presi da libri o libelli d'epoca come “Mondo beat”, “Il meglio del peggio, dal boom allo sboom”, “La solitudine del satiro”, che l'autore non si limita a riportare nel libretto ma anche a declamarli nel corso del cd, in funzione di collante tra le canzoni. Come ogni ‘tesi' interattiva che si rispetti, un lavoro di questo genere non può prescindere dall'elemento pratico e quindi dalla musica. Chi non fosse avvezzo al genere ha qui un'ottima occasione (altro che le chiacchiere che si sentono in giro) per capire cosa sia il “beat”, anche se ad essere sincero, musicalmente, lo ricordavo un po' diverso.
“Vedo beat” è infatti un disco di filastrocche pop moderno, ben suonato e prodotto, con testi a momenti anche esilaranti, come se Bugo incontrasse Samuele Bersani ad un raduno di freakettoni nostalgici (4 omini e 4 gatti ; il paradiso degli uomini fottuti ). Certo, se lo volessimo banalizzare ci fermeremmo sicuramente qua: invece tra un rock tirato (facciamo due: un libro e una volta ancora ) e un richiamo esotico alla Bruno Martino (ricami di bile), c'è anche un vago sentore di hip-jazz sofisticato (ciao caro), e delle buone melodie italiane, quelle meno auliche (l'elastico ; Cresci?), e quelle più auliche, dalle parti dei cartoni animati anni 80 (quelli fighi non Cristina D'avena) (sfaciare delle macchine in giugno).
Disco interessante nell'elemento didattico, ben realizzato in quello propriamente musicale; non solo consigliato ai fan del genere (non il beat!).
Non sottovalutatelo: se avete dato una possibilità a Bugo, avete un dovere con Franco Beat.

Alfredo Rastelli - Sands-zine

Vedo Beat è un singolare copia ed incolla di articoli, racconti, poesie (tratti principalmente dalla raccolta ‘Mondo Beat’) che letti, raccontati e musicati al modo di Franco Naddei, aka Franco Beat, si lasciano raccontare in un disco che diviene una stravagante apologia della cultura beat. L’approccio di Franco Beat, punta ad un’ironia tagliente, consapevole di portare avanti un ‘operazione intellettuale non sempre facile da assorbire’. Ma il mosaico dei pezzi riesce ad essere compatto nonostante la varietà del materiale chiamato in causa e questo grazie anche dell’accompagnamento musicale di stampo rock cantautorale lineare, e melodico. Difficile parlare di disco in termini prettamente musicali, ma il progetto merita di essere conosciuto ed ascoltato. Gli va riconosciuto il valore di aver dato nuova vita agli scritti di autori come Flaiano, Silla Ferradini Marcello Marchesi, padri di una controcultura che ci sembra essere ormai lontana e che oggi appare quasi impossibile solo teorizzare.

Manuela Contino – Beautiful freaks


Un’analisi del fenomeno beat: bella iniziativa quella di esplorare la controcultura italiana, movimento che ha avuto la sua dignità nel nostro paese e che ha lasciato tracce durante il periodo del boom economico, nato come reading-concerto, in cui si mescolano musica, lettura di testi, spesso musicati e schizzetti vari di una realtà in qualche modo riattualizzata alla luce delle nuove esperienze, giovanili e non.

Un’operazione di riscoperta e reinterpretazione, quella di Francobeat alias Franco Naddei, che toglie la polvere dalla saggistica, dagli articoli, dai volantini e dalle canzoni che parlavano dei capelloni e che si opponevano alla trasformazione consumistica della società italiana degli anni ’60. Nomi oggi poco conosciuti, tra cui quelli di Silla Ferradini, Marcello Marchesi, Ennio Flaiano e Matteo Guarnaccia, autore dell’antologia Mondo Beat (Ed. Stampa Alternativa), trovano qui una loro collocazione e vengono messi in comunicazione con la nuova realtà del pop della generazione di MTV.

Un vero peccato che la musica, rispetto a queste interessanti premesse, si riduca a poco più di un raffazzonato miscuglio di canzoncine orecchiabili senza spessore, che sembrano composte al momento e improvvisate “alla buona”. La riflessione pare limitarsi all’aspetto “letterario” del fenomeno beat. Il resto è musichetta di accompagnamento, dalle imitazioni di Samuele Bersani (!) in 4 Omini e 4 Gatti, al rock (si spera volontariamente) demenziale di canzoni come Il Libro o Sfasciare Le Macchine In Giugno, Ciao Caro, Faccio Tutto Domani.

Meglio quando la musica fa da sfondo alla lettura di poesie, comunicati, volantini e passi di libri (Imprecazione n. 14) oppure quando il sarcasmo diventa psichedelico (Sistemo Tutto). In pratica quando Naddei ci mette mano poco, lasciando alla bellezza dei testi raccolti la possibilità di descrivere un mondo affascinante e lontano, ma che trova anche oggi la sua importante ragion d’essere e il suo messaggio controculturale.(6.0/10)

Daniele Follero – SentireAscoltare

credits

released October 10, 2006

Francobeat Vedo beat

1- Per un’analisi del fenomeno BEAT* (C.R.Viola)
2- 4 omini e 4 gatti (F.Naddei)
3- I capelloni si lamentano*
4- Ricami di bile (Marcello Marchesi/F.Naddei) **
5- Il Paradiso degli Uomini Fottuti (Silla Ferradini/F.Naddei) *
6- Un libro (F.Naddei)
7- L’Uomo e la Donna (Ennio Flaiano)***
8- Ciao caro (F.Naddei)
9- Imprecazione N°14 (Carlo Silvestro/F.Naddei)*
10- L’inizio di un film (Marcello Marchesi)**
11- Sfasciare delle macchine in Giugno (F.Naddei)
12- Amore utilitario (F.Naddei)
13- I Bastardi, volantino del 1966* (ignoto)
14- Faccio tutto domani (F.Naddei)
15- La Libertà (Ennio Flaiano)***
16- L’elastico (F.Naddei)
17- Lettere al direttore - Dobbiamo dare l’ostracismo ai Beatles?* (ignoto)
18- Una volta ancora (F.Naddei)
19- Ballata del figlio Intelligente (Marcello Marchesi)**
20- Cresci? (F.Naddei)

* testi tratti da “Mondo Beat” Ed.Stampa Alternativa, a cura di Mattero Guarnaccia
** testi tratti da “Il meglio del peggio, dal boom allo sboom” di Marcello Marchesi Ed. Tascabili Bur-Rizzoli
*** testi tratti da “La solitudine del Satiro” di Ennio Flaiano Ed. Adelphi

Tutti gli errori di questa registrazione sono di Francobeat tranne:
quelli di Nicola Pizzinelli alla batteria di quasi tutti i pezzi, quelli di Diego Sapignoli alle percussioni e batteria in “Imprecazione N°14”, Michele Barbagli alla chitarra in “Ricami di bile” ed in “4 Omini”, Marco Battistini al basso in “Ricami di bile”, e Guido Facchini rhodes in “Tempi Acidi”.



Grazie a: Mamma Rosa, Vania Vicino, agli amici Renato Lombardi, Davide Oriani, John De Leo, Alessandro Cortini, Cosabeat, e a tutti quelli che hanno suonato con me: Massimiliano Morini (Il Moro), Guido Facchini, Marco Pretolani, Kikko Montefiori, Pippo Guarnera, Jakino, Tommi Graziani, Andrea Musetti, Mattia Dallara, Max Ferraresi, Massimo Carpani, e al mio mixer a valvole Lombardi alla chitarra acustica di Enrico Prati,e a tutti quelli che sanno di avermi dato una mano in questi anni…


Questo disco è dedicato al beat Vittorio Naddei.





Per un’analisi del fenomeno BEAT, C.R.Viola, da Volontà, 1967
tratto da “Mondo Beat”Ed.Stampa Alternativa
<< Il “beat” non è un fenomeno musicale, ma prettamente psicologico, anzi, vorrei dire esistenziale. Esso è una delle tante possibili “forme”, attraverso cui la vita rivendica i proprio diritti naturali. E’ stato definito da qualche parte come un ritorno all’infanzia: l’affermazione contiene delle verità, ma si presta ad interpretazioni equivoche e denigratorie. In realtà, non é che si voglia tornare bambini, bensì, “restare” tali. E se v’è una degenerazione è esattamente quella di non sapere essere più bambini. L’attività più naturale è quella spontanea e quella spontanea si configura nel gioco. Niente è più serio di un gioco.

4 omini e 4 gatti di francobeat
4 sedie in una stanza rosa
4 gatti in posa guardano curiosi
4 omini appesi al lampadario e
4 omini in posa in una stanza rosa guardano curiosi
4 gatti appesi sopra
4 sedie blu
sopra 4 sedie blu
Il Gatto a Scacchi dice:”Io alzo i tacchi, i 4 omini brutti sono un po’ noiosi da guardare meglio andare a fare un giro nel quartiere per cercare il punto in cui si gira tutto e i 4 omini cadono all’insù…

Io sono meglio di te
Tu non sei meglio di me
Io sono meglio di te
Tu non sei meglio di miao

L’Omino Saggio pensa:”per non fare peggio,
meglio avvicinarsi per fare amicizia con i mici,
chè potrebbero scoprire il modo per girare questo mini-mondo,
brufolo atmosferico che va in su e in giù!”
che va in su e in giù
Parallelamente salta alla mente dell’Omino Saggio
E del Gatto a Scacchi che potrebbero girare il senso della stanza rosa
Se premessero insieme il leggendario Tasto Blù

Io sono meglio di te
Tu non sei meglio di me
Io sono meglio di te
Tu non sei meglio di miao

8 sedie in una stanza rosa
4 gatti in posa
4 omini brutti in posa
si fanno ritrarre da un grande pittore
che immortala la scoperta di una stanza rosa
che non è esplosa nel momento del contatto
e allora detto-fatto
i 4 omini e i 4 gatti vivono ora insieme e son felici
perché nell’impatto
hanno imparato a volare!

Io sono meglio di te
Tu non sei meglio di me
Io sono meglio di te
Tu non sei meglio di miao

I capelloni si lamentano di Paolo Bugialli. Dal Corriere sella Sera del 5-11-1965
tratto da “Mondo Beat”Ed.Stampa Alternativa

<< I capelloni si lamentano. Dicono che da quando i giornali hanno parlato di loro la gente li guarda male e i poliziotti li osservano con sospetto. Dicono che non danno noia a nessuno e che stanno lì sulla gradinata di Piazza di Spagna perché è bello e gli piace. Non è una buona ragione, essi sono brutti e non piacciono a noi…>>.<<…Essi affermano di esprimere, col loro aspetto, la ribellione; ma non sanno spiegare il perché d’una rivolta diretta principalmente contro il parrucchiere e il detersivo. Essi, dicono ancora, esprimono il tormento della generazione della bomba: e bisognerebbe buttargliela, possibilmente carica di insetticida…>>

Ricami di bile
Adattamento dall’omonima poesia di Marcello Marchesi

…Mi sento superfluo
ma non inutile
futile
ma necessario
almeno come termine
di paragone
del meno…

…Ho un’ora libera
Mi farò venire
I nervi
Che ieri non ebbi il tempo
Di gustarmi in santa pace
Perché ero occupato.

Trasporto ottantasei chili
Tra ossa carne e vestiti
A orari prestabiliti

Dalla casa all’ufficio
E viceversa
Dal letto al gabinetto
E viceversa

Dall’estate all’inverno
Dalla vita al sonno eterno
E basta.

Vedo nel volto degli altri
Passare i miei anni
Vedo avanzare i più scaltri
Soltanto ai miei danni.

A che i rimbrotti?
A che le grida?

Datemi una buona dose
Di polvere insetticida…

Il Paradiso degli Uomini Fottuti
Poesia beat di Silla Ferradini tratta da “Mondo Beat”Ed.Stampa Alternativa

Scuola, tirocinio, vivaio, tappa d’obbligo,
corte dei miracoli fiera delle vanità,
parole di OMBRA, OMBRA non come ombra di sole o luce,
OMBRA come nome di persona, anni 17, insofferenza da prurito.
Papà mi voglio togliere il prurito di dosso,
bene, fa come ti pare,
se vuoi fare lo straccione, fai pure,
non ti permettere di dire il tuo nome e cognome a nessuno,
e allora OMBRA, risolto il problema,
OMBRA non è nessuno,
OMBRA come nome e cognome, anni 17, un pezzo di carta e una biro,

nemmeno seriamente, così, fra scuola, tirocinio, vivaio, tappa d’obbligo,
la corte dei miracoli aumenta il brusio

Un’anticonformistica fiera delle vanità scrive, a 3 centimetri da OMBRA scrive ROCCIA, a 3 centimetri da ROCCIA scrive PASTICCA, a 3 centimetri da PASTICCA scrive ALI’

OMBRA vuole fare lo scrittore?

PASTICCA vuole fare lo scrittore, ALI’ vuole fare lo scrittore, GIUDA vuole fare lo scrittore, CAP vuole fare lo scrittore, GESU’ vuole fare lo scrittore, BAFFO vuole fare lo scrittore, PAPA’ vuole fare lo scrittore…,

io non volevo fare niente, io non volevo fare niente

ma ero capitato in una generazione di scrittori,
e allora va bene, scriveremo,
scriveremo tutti la stessa storia, lo stesso libro, nemmeno tanto bene,
così, alla cazzo di cane,
un libro tutto traballante, quore con la q, terrra con 3 erre,
un libro che non sarà mai pubblicato onestamente
se non sui muri puzzolenti di gomma e inchiostro
della metropolitana…

Un libro di francobeat
Ho sbattuto contro un libro che era alto 10 metri
Che mi è piombato davanti all’improvviso
Cosa piove di strano in questo giorno sovraumano?
A parte qualche lettera caduta in giro
Qualche aggettivo che strisciava furtivo
Mi pareva quasi tutto a posto
Uno strano caso da dimenticare

Poi però la cosa si fa strana,
una parola sale sulla schiena
E sui sedili appaiono le storie,
di questo libro ancora senza un nome
Trovo un capitolo nel portaoggetti,
altre parole sotto il freno a mano
E i finestrini narrano le storie,
di questo libro ancora senza un nome

In mezzo alle macerie fatte di parole
Mi infilo dentro al libro come un eroe
Mi appare l’indice barbuto e saggio:
“Non avere paura, sono solo stressato!
E non ne posso più di esser consultato,
ho anche io una famiglia e un mutuo.
Per questo ora che ti dico tutto,
voglio morire adesso, scrivendomi addosso!”

E prende a scrivere sulla mia schiena,
tutta la faccia e la pancia piena,
e sulla pelle appaiono le storie,
di questo libro ancora senza un nome.
Trovo un capitolo vicino al freno,
e sulla fronte un fermento nuovo,
e nella testa nascono le storie,
per questo libro che avrà presto un nome…

L’Uomo e la Donna da “La solitudine del satiro” di Ennio Flaiano

“Per l’alimentato benessere medio, l’uomo e la donna si vanno orientando verso una morfologia utilitaria. Nelle classi giovani circolano già i modelli che verranno prodotti in larga serie nel futuro; uomini agili, sicuri, di buon affidamento e di basso consumo; donne di media statura di facile manutenzione e dalle prestazioni standard. Lievi differenze nelle finiture. La natura fa ancora pochi esemplari di uomini e donne lusso, destinati allo spettacolo e al consumo collettivo d’informazione, alla pubblicità, ai rotocalchi…”

Ciao caro di francobeat
Ciao cara esco un attimo
Vado a prendere un po’ di vuoto da mettere fra me e te.
Si, si intona bene anche con il mio golf nuovo!
Il vuoto in scatola è sempre il migliore perché

La sua fragranza inconsistente
Riempie l’aria circostante.
Non areare il locare se vuoi avere un effetto duraturo e totale!

Il vuoto lo sai dura poco perché…
Il vuoto, quello vero dura fatto da me
Ci metti gli ingredienti di una vita normale
Se ballassero anche i muri tu staresti a guardare.

Ciao caro, esco un po’…
Vado in farmacia a comprare qualche blister di vuoto.
Lo sai che oggi è in offerta speciale?
Lo devo avere per domani alla cena coi tuoi

La sua fragranza inconsistente
Gasificata nelle stanze
Non areando il locale nasconde persino le mie smagliature!

Il vuoto lo sai dura poco perché…
Il vuoto, quello vero dura fatto da me
Ci metti gli ingredienti di una vita normale
Se ballassero anche i muri tu staresti a guardare.

(raggiungete un piccolo vano della vostra casa, sedersi in luogo poco ventilato, porre i lembi contrassegnati con la “V” vicino alle tempie e tirare forte. In questo modo il “Vuotdispenser” entrerà in azione somministrandovi la giusta dose di vuoto quotidiano!Da oggi ancora più Vuoto!…anche in brick

Imprecazione N°14
Poesia di Carlo Silvestro tratta da “Mondo Beat”Ed.Stampa Alternativa

I vecchi poeti non hanno saputo fare altro che consumare
le belle parole
amore amore amore
restiamo con un eredità di
parole chimico-industriali
le buone sante parole
consumate macerate logorate.
Chi ha più il coraggio di dire amore?
Non posso
dopo che i poeti l’hanno usato con l’a maiuscola
per nascondere i loro tabù
Non posso dopo che tutte le canzoni
ne parlano a livello di catena di montaggio
E proprio non posso se i cartelli dicono
TI AMO patatina
o DUDUDUFOUR la caramella che MI PIACE tanto
Io non voglio amare le patatine
o i frigoriferi Roll-o-matic
speciale tre testine intercambiabili
E’ la donna che amo
è la donna che nessun persuasore occulto
mi farà dimenticare per una lavatrice ultimo modello.
E io sono ben contento di aver commesso un errore di non aver usato la BRILLANTINA LINETTI e avere ancora i miei capelli lunghi.

E sono ancora più contento
per l’errore di non usare CERALIU’
o l’insetticida che non addormenta le mosche
badate bene
le fulmina
Ed ho un ruggito gioioso pensando
che non me ne intendo
e che il mondo mi guarderà con compassione
quando saprà che non bevo STOCK84.
Ed ho qualche altro errore da farmi perdonare come quello di non aver voluto fare il MILITARE Come quello di fregarmene del posto assicurato
quattordicesima mensilità FERIE ASSICURATE 21 giorni all’anno
come quello di non portare la cravatta nei giorni festivi
come quello di non scrivere in modo educato
turbando così i buoni sonni borghesi
come quello di non essere iscritto a nessun PARTITO POLITICO
Come quello di non reagire se qualcuno
Mi dà uno schiaffo
Ma forse anch’io ho commesso un errore
Non ho ancora usato la bomba atomica

L’inizio di un film
da “Il meglio del peggio, dal boom allo sboom” di Marcello Marchesi Ed. Tascabili Bur-Rizzoli

S. mi racconta l’inizio di un film che ha in testa. Il film comincia senza titoli. Autostrada. Un gruppo di giovinastri, passo di faina, allegria piena di promesse, avanza, guardando i cartelloni pubblicitari. Passa qualche macchina. Gli sfaccendati, carichi di barattoli, vernici e fogli, raggiungono un gruppo di sei cartelloni in fila, sul bordo dell’autostrada, a venti metri uno dall’altro.
OGGI
DOMANI
TUTTE LE MATTINE
PRENDETE SEMPRE
UN CUCCHIAINO DI
MAGNESIA SAN
FORTUNIO
I giovanotti, intorno all’ultimo manifesto, trafficano con fogli e pennelli, poi si appostano. Passa una macchina. All’altezza del sesto cartello scarta, va quasi fuori strada, riprende, prosegue. I giovani ridono. Ne passa un’altra. Al sesto cartello frena, fa marcia indietro, poi riparte. Ne passa una terza, velocissima. Subito dopo il sesto cartello va fuori strada, finisce in un burrone. I giovani ridono. Lenta panoramica sui cartelli.
OGGI
DOMANI
TUTTE LE MATTINE
PRENDETE SEMPRE
UN CUCCHIAINO DI
MERDA.
La macchina nel burrone brucia.
Finalmente il titolo. I BURLONI.


Sfasciare delle macchine in Giugno di francobeat

Eppure mi sembrava di averti dato tutto
Lo giuro senza te non so stare
Lo sai che il gelato è nel cono
Proprio non te lo danno nella coppa dell’olio

Volendo si potrebbe parlare
Di un gene tutto da ereditare
Che ai motori tu dai solo dolori, eh eh

Sfasciare delle macchine in Giugno
Non può essere un sogno arrivare da te
Sfasciare delle macchine in Giugno
Prova a dare un gelato a un motore malato

E allora prendo un chilo di puffo, bacio
E tutto lo tuffo dentro al vano motore
Con stupore nasce un arcobaleno
Che si leva dal vano e mi solleva nell’afa

E proprio dove nasce il calore
Laggiù forse qualcosa si muove
Mi siedo mi rimetto al volante
E ritorno da te

Sfasciare delle macchine in Giugno
Non ci vuol tanto ingegno, basta metterci l’oil
Sfasciare delle macchine in Giugno
Prova a dare un gelato a un motore malato

Son proprio tanto amici i pistoni
Sto temendo i valori di quei fluidi strani
Le lancette sono come lamette
Tentano di scappare, schizzano via dal quadro

Volendo si potrebbe parlare
Di un gene che si può ereditare
Che ai motori tu dai solo dolori, eh eh

Sfasciare delle macchine in Giugno
Non può essere un sogno arrivare da te
Sfasciare delle macchine in Giugno
Prova a dare un gelato a un motore malato

Amore utilitario di francobeat

La casa in cui vivi si sposta, è un’auto di vernice rossa
È bella affettuosa e tua
Ed è disposta a qualsiasi sacrificio per te.
Ti svegli la notte e la guardi,
di giorno la riempi di baci
è la tua terra, il tuo dominio, tutto il mondo per te.

Rimani con me, non te ne andare
ti porterò ovunque vorrai andare
Lo sai che con me ti puoi liberare
Amami ovunque vorrai andare

Il vento ti muove i capelli,
la radio ti bacia la bocca,
ti fermi a guardare il paesaggio
è la tua auto che ti permette di scoprire la verità

e senti un caldo abbraccio, si muove il sedile sotto
il ferro diventa più caldo
è la sua voce che ti seduce, vuol riprodursi con te

Rimani con me, non te ne andare
ti porterò ovunque vorrai andare
Lo sai che con me ti puoi liberare
Amami ovunque vorrai andare

I Bastardi, volantino del 1966, tratto da “Mondo Beat”Ed.Stampa Alternativa

<< noi non siamo né figli né padri di nessuno: siamo uomini che non vogliono credere in niente e nessuno: senza dio, senza famiglia, senza patria, senza religione, senza legge, senza governo, senza stato, senza polizia; ecco, dei “bastardi”…>>
<<…per quanto possa sembrare strano i bastardi non si dicono anarchici: per la semplice ragione che gli anarchici vivono (e muoiono) per l’utopia mentre i bastardi vivono (e muoiono) nella realtà.>>

Faccio tutto domani di francobeat

Oggi mi sono svegliato
Con la voglia di
Fare una rapina!
Sarà che ieri sono stato dal dentista,
ma proprio non riesco a masticare lentamente.
I denti nella mia bocca,
si accavallano, come i pensieri in testa

questa è una giornata da moviii-men-tare
Mi sento di uscire e fare almeno una rivoluzione.

Fai come me, fallo per te, di meglio non c’è
Al grido di OH!Yeah!

Pensa se un domani fossi tutto nuovo,
magari cambio, e ti divento provo

mi vado ad infilare nello spazio liberale,
come una goccia d’alcool ripulisco e faccio male.

Fai come me, diventa un cache, assumiti e poi grida Oh!Yeah!

Come mai facciamo tutto domani?
Sarà….ma a me piaceva lo ieri
Avevo un’altra cosa in mente
Pensavo bastasse pensarla solamente

Oggi mi sono svegliato, con la voglia di…latte
Sarà che ieri non ho fatto proprio niente
Almeno dopo, mi rilasso veramente

Questa è una giornata da moviii-men-tare
Mi sento di andare in bagno e fare una rivoluzione

Fai come me, fallo per te, di meglio non c’è
Al grido di OH!Yeah!

Cambierei, ma faccio tutto domani!
Lotterei, ma faccio tutto domani.
Imparerei, ma faccio tutto domani,
si faccio tutto domani

Domani, faccio tutto domani, faccio tutto do-mani, faccio tutto, domani

La Libertà, da “La solitudine del Satiro” di Ennio Flaiano Ed. Adelphi

La Libertà ha un sapore che non si dimentica facilmente e che spinge a tutti gli eccessi coloro che ne restano privi, o che se ne sono voluti privare nella certezza di poterne fare a meno. Noi ora aspettiamo l’evoluzione di questi eccessi.[…]
e chi rifiuta il sogno si masturba con la realtà.

L’elastico di francobeat

Sono un elastico mi posso allungare
Mi hanno fatto apposta per trattenere eh,
tutte le cose messe sparse insieme
danno l’immagine di uno per bene.

La mia coscienza non fa distinzione
Mi puoi usare in ogni occasione perché
A volte l’ordine è una condizione
Che nasce prima da una Tua opinione.

Sono un elastico e potete allungarmi
Eh, fino al punto di riuscire ad abbracciarvi
Ma la mia presa non è mai impietosa
Potrei mollare quando il nero è rosa
Cioè, non proprio, quando ne ho voglia… mai!

Ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma mai!

Con un elastico ti puoi divertire
Si fanno cose che non puoi ricordare, eh
Son capitato con un ragioniere,
e metto in ordine anche le sue pene.
Raccolgo tutto con cura armoniosa
Ma a volte penso se io conto qualcosa
Aspetto impavido il giorno nel quale
Sarò un elastico di un mondo migliore
Sarò più puro e sarò tutto d’amore

Sono un elastico e potete allungarmi
Eh, fino al punto di riuscire ad abbracciarvi
Ma la mia presa non è mai impietosa
Potrei mollare quando il nero è rosa
Cioè, non proprio, quando ne ho voglia… mai!

Ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma ma mai!

Lettere al direttore Dobbiamo dare l’ostracismo ai Beatles?
tratto da “Mondo Beat”Ed.Stampa Alternativa
<< Caro direttore, ho paura che presto ci capiti un’altra sciagura nazionale: sento dire che presto verranno in Italia i “Beatles” (che pare voglia dire “gli scarafaggi”), quattro giovanotti disertori della vanga che col loro jazz fanno impazzire mezza Europa. Quando la finiremo con questo jazz? Non si potrebbe IMPEDIRE che venissero a calpestare le aiuole del bel canto italiano? >>

Una volta ancora di francobeat

Forse è perché sono un po’ tardo a capire?

Spiegalo una volta ancora,
parlami una volta ancora,
sceglimi una volta ancora, ancora, ancora!

Guardami una volta ancora
Toccami una volta ancora
Amami una volta ancora, ancora, ancora!

Forse è perché parliamo lingue diverse?

Lo sai io vivo una volta sola
vivo e non lo sento ancora
ancora, ancora, ancora
ancora, ancora, ancora

Forse è perchè io non mi vedo moderno?

E allora evado una volta ancora,
sogno una volta ancora,
mi arrendo una volta sola.
Vivo per un’altra ora, vivo non mi sento ancora, ancora.

Mi metto a piantare il tempo,
con la speranza che mi cresca dentro,
tu continua spiegarmi che non ho capito ancora.
L’arte di saper ascoltare,
va con quella di volersi aprire,
e allora aprimi una volta ancora, ancora, ancora

Forse è perché ti vado bene così

Vivo per un’altra ora, vivo per cantarti ancora, ancora, ancora
Vivo e non mi pento ancora, sveglio con il sole in gola
Ancora, ancora…
Vivo per un’altra ora, vivo non mi sento ancora, ancora.

Ballata del figlio Intelligente
da “Il meglio del peggio, dal boom allo sboom” di Marcello Marchesi Ed. Tascabili Bur-Rizzoli

O figlio mio, così intelligente
Che ti diverti
A smontare e montar continuamente
L’Human Body
(lo scheletro di plastica)
e che al Piccolo Chirurgo
al Piccolo Petroliere
al Piccolo Bancarottiere
tutte le sere giochi
che sai come si fanno i bambini
e come non si fanno
che tra un anno
parlerai sei lingue
cinque più della mia
e le imparerai dormendo
con la ipnopedia
figlio mio stupendo
e terribile
che hai gli occhi quadrati
a forza di guardare la TV
che mai ti ho visto piangere
se non di rabbia
perché non ti ho
lasciato crescere i capelli
come quelli dei Beatles
figlio mio che ignori
il nonno tuo bifolco
mentre col dito mignolo
scorrendo in giro con l’unghia
ti godi un microsolco
di Bob Dylan
e all’improvviso
guardandomi in viso
mi dici
che i tuoi amici
mi reputano
socialmente pericoloso
retrogrado tardigrado
psichicamente sottosviluppato
e che tu non puoi negarlo
che sono quel che sono…
Io ti chiedo perdono
Di essere tuo padre
Anzi, ti sono grato
Della chiarificazione
Ma tu lo sai la colpa
È della mia generazione.
Per questo, o figlio mio
Che non mi sei amico
O figlio mio adorato
Vuoi saper che ti dico?
Ma và a morì ammazzato.

Cresci? di francobeat
GRAZIE!
Io mi ricorderò, quando ancora eri giovane
e non mettevi niente in tasca
Uscivi presto sai, per rincorrere un pallone ma...
non eri abbastanza bravo
Credevo che il furore del tuo sangue
non cessasse mai,
ed eri anche un pò bruttino

CRESCI! CRESCI! CRESCI DAI!
Un poco ancora e ti ricrederai
Vedi, vedi, vedi sai
un sogno solo non può bastarti mai!

PREGO!
Io ti rinfaccerò, quando ti sentivi un uomo ormai
e ti guardavi con tristezza
Credevo che il furore delle idee
non ti lasciasse mai
volevi essere famoso

CRESCI! CRESCI! CRESCI DAI!
Un poco ancora e ti ricrederai
Vedi, vedi, vedi sai
un sogno solo non può bastarti mai!

…che cosa cerchi ancora, che cosa cerchi ancora...

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